martedì 24 febbraio 2026

Un Parco senza bussola

 

Il Parco che dimentica il Piano

C’è un paradosso nel modo in cui il Parco di Porto Conte ha scelto di raccontare sé stesso negli ultimi anni. Si presenta come laboratorio di sostenibilità, primo ecomuseo della Sardegna, motore di innovazione, attore del PNRR. Ma il suo principale strumento di governo — il Piano del Parco previsto dalla legge istitutiva del 1999 — non è mai stato adottato.

La Storia "umiliata"

Una bozza completa esiste dal 2013. Non è mai arrivata all’approvazione. Nel 2022 sono state annunciate nuove linee guida. Nel 2025 il Piano ancora non c’è

È un dettaglio tecnico? No. È l’architrave della pianificazione territoriale.

Un ente che nasce per tutelare un ecosistema e orientarne lo sviluppo dovrebbe prima di tutto dotarsi di una visione formalizzata, condivisa e approvata. Qui accade l’inverso: le attività si moltiplicano, i progetti si espandono, l’organico raddoppia, ma la cornice strategica resta sospesa.

Nel frattempo il Parco diventa “anche un ecomuseo”. Un riconoscimento che, per legge, dovrebbe poggiare su partecipazione attiva delle comunità, strumenti di concertazione, mappe di comunità, comitato scientifico, programmazione pluriennale. La Consulta viene istituita solo nel 2023 e si riunisce una volta. Il Comitato Scientifico non risulta operativo. Il coinvolgimento dei residenti resta evocato nei documenti, meno nella pratica.
L’ecomuseo, per definizione, è un processo condiviso. Qui appare soprattutto come una denominazione.

Intanto il Parco evolve. Lamenta carenza di fondi ordinari, ma amplia l’organico. Organizza eventi, degustazioni, manifestazioni tematiche. Rafforza il marchio, promuove filiere, si muove con disinvoltura nel marketing territoriale
Nulla di illegittimo. Ma è un cambio di baricentro. Da ente di tutela a soggetto ibrido: ambientale, promozionale, commerciale.

Il punto non è stabilire se le iniziative siano piacevoli o redditizie. Il punto è chiedersi se siano coerenti con la missione primaria e con gli obblighi di pianificazione e partecipazione previsti dalla normativa regionale. Un parco naturale non è un contenitore di eventi. È un’istituzione di governo del territorio.

Il problema non è l’attivismo. È lo squilibrio. Ambizione progettuale elevata, pianificazione incompleta. Comunicazione intensa, partecipazione fragile. Espansione delle attività, assenza di strumenti scientifici stabili.

In politica amministrativa la sostanza conta più dell’immagine. E la sostanza dice che un ente può crescere molto anche senza aver ancora definito formalmente dove sta andando.

La domanda, a questo punto, non è polemica ma istituzionale: può un parco naturale regionale diventare un attore centrale della promozione economica e dell’innovazione tecnologica senza aver prima consolidato i propri presìdi di pianificazione, partecipazione e indirizzo scientifico?
Se la risposta è sì, allora occorre dirlo chiaramente e riscrivere la missione.
Se la risposta è no, allora il tempo delle etichette è finito. Serve il Piano. Serve la comunità. Serve un equilibrio tra tutela e visibilità. Altrimenti il rischio è che il Parco diventi molto attivo, molto presente, molto comunicato — ma sempre meno riconoscibile nella sua funzione originaria. 

La domanda non è se le attività siano legittime o redditizie. La domanda è se siano coerenti con una missione che la legge affida alla conservazione, alla ricerca, alla partecipazione comunitaria. Un parco naturale non è un palinsesto di eventi. E' un’istituzione di governo ambientale.

Anchusa crispa, riconosciuta e "umiliata"

Quando la visibilità cresce più della pianificazione, quando il marchio pesa più del Piano, quando la comunità entra nei comunicati ma fatica nei processi decisionali, allora il problema non è amministrativo. È politico.

Il Parco di Porto Conte oggi non appare fermo. Appare accelerato. Ma senza bussola, anche l’accelerazione è un rischio.

E prima o poi, qualcuno dovrà decidere se l’ente vuole essere soprattutto un laboratorio di marketing territoriale o un presidio di tutela con una visione condivisa e formalizzata, perché senza Piano, ogni direzione sembra possibile. E proprio per questo, nessuna è davvero garantita.


Alghero in chiaro

Immagino sempre che i mio pensiero guidi un vecchio pennino che attinge le parole da un calamaio dal quale hanno attinto i miei affetti più cari...