Il Parco che dimentica il Piano
C’è un paradosso nel modo in cui il Parco di Porto Conte ha scelto di raccontare sé stesso negli ultimi anni. Si presenta come laboratorio di sostenibilità, primo ecomuseo della Sardegna, motore di innovazione, attore del PNRR. Ma il suo principale strumento di governo — il Piano del Parco previsto dalla legge istitutiva del 1999 — non è mai stato adottato.
| La Storia "umiliata" |
Una bozza completa esiste dal 2013. Non è mai arrivata all’approvazione. Nel 2022 sono state annunciate nuove linee guida. Nel 2025 il Piano ancora non c’è
È un dettaglio tecnico? No. È l’architrave della pianificazione territoriale.
Un ente che nasce per tutelare un ecosistema e orientarne lo sviluppo dovrebbe prima di tutto dotarsi di una visione formalizzata, condivisa e approvata. Qui accade l’inverso: le attività si moltiplicano, i progetti si espandono, l’organico raddoppia, ma la cornice strategica resta sospesa.
Il punto non è stabilire se le iniziative siano piacevoli o redditizie. Il punto è chiedersi se siano coerenti con la missione primaria e con gli obblighi di pianificazione e partecipazione previsti dalla normativa regionale. Un parco naturale non è un contenitore di eventi. È un’istituzione di governo del territorio.
Il problema non è l’attivismo. È lo squilibrio. Ambizione progettuale elevata, pianificazione incompleta. Comunicazione intensa, partecipazione fragile. Espansione delle attività, assenza di strumenti scientifici stabili.
In politica amministrativa la sostanza conta più dell’immagine. E la sostanza dice che un ente può crescere molto anche senza aver ancora definito formalmente dove sta andando.
La domanda non è se le attività siano legittime o redditizie. La domanda è se siano coerenti con una missione che la legge affida alla conservazione, alla ricerca, alla partecipazione comunitaria. Un parco naturale non è un palinsesto di eventi. E' un’istituzione di governo ambientale.
| Anchusa crispa, riconosciuta e "umiliata" |
Quando la
visibilità cresce più della pianificazione, quando il marchio pesa più del
Piano, quando la comunità entra nei comunicati ma fatica nei processi
decisionali, allora il problema non è amministrativo. È politico.
Il Parco di Porto Conte oggi non appare fermo. Appare accelerato. Ma senza bussola, anche l’accelerazione è un rischio.
E prima o poi, qualcuno dovrà decidere se l’ente vuole essere soprattutto un laboratorio di marketing territoriale o un presidio di tutela con una visione condivisa e formalizzata, perché senza Piano, ogni direzione sembra possibile. E proprio per questo, nessuna è davvero garantita.
Immagino sempre che i mio pensiero guidi un vecchio pennino che attinge le parole da un calamaio dal quale hanno attinto i miei affetti più cari...