Dal contratto ritoccato alla fiducia
personale: quando la politica arretra e il
Direttore avanza
La vicenda del Direttore del Parco di Porto Conte
non è soltanto una storia amministrativa. È una
traiettoria. E oggi quella
traiettoria mostra un dato politico preciso: la fiducia di una parte del
territorio non è più rivolta alla politica, ma alla persona che guida l’ente.
Tutto comincia con una modifica della durata del suo incarico (
2018). Un
contratto
triennale viene riletto, adattato, esteso. La giustificazione è
tecnica: interpretazione dello Statuto, coerenza con il mandato politico,
necessità di stabilità. Formalmente, si parla di allineamento. Sostanzialmente,
si interviene su una durata già definita. Si dà atto delle “interlocuzioni
informali” con il Direttore in carica, il quale – per evitare il rischio di un
contenzioso – chiede che la durata del proprio contratto venga estesa da tre a
cinque anni.
È il primo segnale di un metodo: quando c’è un nodo, si interviene ritoccando
l’assetto esistente anziché aprendo una nuova fase.
È qui che la vicenda smette di essere una questione
tecnica e diventa una questione politica. Perché quando il beneficiario di un
atto prospetta il rischio di un contenzioso e quell’argomento entra nella
motivazione ufficiale della delibera, non siamo più davanti a una decisione
serena e autonoma. Siamo davanti a una decisione presa sotto pressione e la
politica non impone la propria lettura, la adatta.
Nel dicembre 2020
l’Assemblea del Parco approva una delibera di proroga dell’incarico del
Direttore, conferendo mandato al Presidente per il rinnovo quinquennale, secondo lo Statuto del Parco. La
proroga di 5 anni disposta dal Presidente nel 2020 ha portato la scadenza oltre il mandato
consiliare. E nel 2023 arriva il parere della Regione Sardegna: l’incarico deve
coincidere con la durata del Consiglio Comunale e, al più, fino
all’insediamento dei successori. Tradotto: l’interpretazione seguita
dal Presidente del Parco nel 2020 non è quella ritenuta corretta dall’ente vigilante.
Ora il nodo è la durata, non più il contenzioso e la
scelta consolida una continuità personale. Nel frattempo, il Direttore rafforza
il proprio ruolo operativo. I progetti crescono e il Parco si espone:
posizionamento di diversi campi boe in Area Marina Protetta, il Millepiedi,
commessa importante per la produzione di energia rinnovabile a Porto Torres che
vede committente l’Autorità Portuale della Sardegna, un parcheggio permanente a
Tramariglio.
Il Direttore diventa simbolo di
progettualità e visibilità ma sotto traccia si consuma qualcosa di più
profondo: l’ente comincia a essere percepito come coincidente con chi lo dirige
e questo è un passaggio delicatissimo per qualsiasi istituzione pubblica.
Il vero rafforzamento della figura del Direttore non si misura nei
provvedimenti. Si misura nella percezione sociale: i pescatori artigianali di
Alghero – una trentina di operatori in grave sofferenza – oggi non guardano
alla politica per trovare risposte. Guardano al Direttore.
È un dato politico enorme.
Nel 2022 erano ai ferri corti con la Direzione del Parco. Proteste,
scontri, tensioni istituzionali.
Oggi il loro portavoce, dice una frase che pesa: “Mariani non si tocca”. Non è
una dichiarazione di stima, è una presa di posizione politica.
I pescatori temono che con l’uscita del Direttore si interrompa un percorso di
collaborazione: progetti
sulla pulizia dei fondali, recupero di specie marine,
corsi HACCP, gestione di risorse regionali per compensazioni economiche. La
loro preoccupazione non è per la politica, è per la continuità garantita da una
persona. Questo è il punto.
Quando un comparto in crisi, che chiede ristori, certezze sulla riapertura
della pesca e sconti su TARI e IMU, individua nel Direttore l’unico garante,
significa che la politica non è percepita come interlocutore affidabile.
Ora si apre una nuova fase: a maggio scade il mandato e si andrà a nuova
selezione pubblica. È una scelta necessaria, corretta, istituzionalmente
solida. Ma arriva in un momento in cui il Direttore ha consolidato un capitale
relazionale forte, mentre la politica appare in affanno. E qui emerge la
contraddizione: la politica ha il potere formale ma il Direttore ha la fiducia
sostanziale.
Quando i portatori di interesse smettono di credere nella politica e si affidano
alla continuità personale del dirigente, si crea uno squilibrio. Non perché il
Direttore sia troppo forte ma perché la politica appare troppo debole. La nuova
selezione sarà una prova di maturità e la politica dovrà dimostrare che l’ente
è più grande delle persone, anche di quelle capaci. Dovrà rassicurare i
pescatori non con nomi, ma con regole e programmi perché se oggi una parte
della città dice “senza di lui non c’è futuro”, la domanda vera non riguarda il
Direttore, riguarda la politica. Un’istituzione è fragile quando la fiducia si
concentra su una persona e non sull’ente che la esprime. Maggio non sarà solo
la fine di un mandato.
Sarà la misura della forza – o della debolezza – della politica algherese.
Immagino sempre che i mio pensiero guidi un vecchio pennino che attinge le parole da un calamaio dal quale hanno attinto i miei affetti più cari...